Quando si parla di “oggetti d’arte” ci si riferisce ad una vasta tipologia di elementi materiali, che oltre alle opere tradizionali come dipinti, sculture o disegni, comprende anche prodotti meno intuitivi o scontati. Rientrano infatti in questa categoria:

 

  1. Mobili e oggetti d’antiquariato.
  2. Tappeti, arazzi e tessuti pregiati.
  3. Gioielli, argenterie e oggetti in metalli preziosi.
  4. Ceramiche artistiche, vetri artistici e porcellane.
  5. Parati e manufatti tessili.
  6. Strumenti musicali antichi.
  7. Oreficerie artistiche.
  8. Oggetti artistici popolari.
  9. E molto altro.

 

Tutte queste tipologie diverse di “oggetti d’arte“, anche quelle meno note od ovvie, possono essere valutate attraverso una competente perizia di stima redatta da un esperto. Perito o antiquario in grado di riconoscere il valore intrinseco e di mercato di quel determinato bene artistico, basandosi sulla sua esperienza e conoscenza specifica del settore di pertinenza.

 

Il concetto di “oggetti d’arte” va inteso in modo ampio e comprensivo delle più varie categorie, comprese quelle meno ovvie ed intuibili, ma ciascuna è sempre valutabile da chi conosce bene quel settore specifico ed ha le competenze tecniche e professionali adeguate.

 

Oggetti d’arte: una “tipologia” non esclusiva

Quando si parla di “opere ed oggetti d’arte” si è soliti fare riferimento a categorie ben definite come pittura, scultura, disegno, fotografia, mobilio, gioielleria ecc… Tuttavia questa “tipologia” non è mai del tutto assoluta e definitiva, ma va calata nel giusto contesto storico-artistico.

 

Infatti nel corso della storia dell’arte abbiamo assistito all’emergere di nuove forme espressive che hanno sfidato la separazione rigida tra le varie categorie. Ad esempio:

 

 

Inoltre anche nel passato sono esistite opere che sfuggivano alla “categorizzazione“: ad esempio le architetture sacre, le arti applicate ecc…

 

La distinzione tra pittura, scultura, design, fotografia ecc… Riflette più una convenzione storiografica che non la natura intrinseca delle opere stesse. L’evoluzione estetica ha portato all’emergere di forme ibride e multidisciplinari che sfidano la “tipologia” tradizionale.

 

Oggetto d’arte: artigianato o opera d’arte?

La distinzione tra “oggetto di artigianato” e “opera d’arte” è spesso sfumata e soggettiva. Molti artisti partono infatti da una manualità artigianale per realizzare le loro opere, mentre alcuni oggetti artigianali possono raggiungere una valenza estetica ed espressiva che li avvicina alle opere d’arte.

 

Di solito per essere considerato “opera d’arte” un oggetto deve possedere almeno alcune di queste caratteristiche:

 

  1. Originalità e intento espressivo: manifestare una visione personale del mondo e una ricerca estetica originale, oltre la mera funzionalità dell’oggetto.
  2. Intenzionalità artistica: essere stato concepito con la volontà di comunicare significati e sensazioni, oltrepassando la dimensione artigianale e manuale.
  3. Valore simbolico e concettuale: contenere – oltre alla perizia tecnica – un significato inteso a suscitare emozioni e riflessioni nello spettatore.
  4. Firma dell’autore: essere stato creato da un autore riconosciuto come “artista”, il cui nome aggiunge valore all’oggetto.

 

Tuttavia queste caratteristiche possono essere presenti in diversa misura: alcuni oggetti artigianali possono approssimarsi all'”opera d’arte“, mentre alcune opere d’arte possono condividere l’aspetto tecnico e manuale con l’artigianato.

 

La distinzione non è netta e varia anche in base al contesto storico-culturale. Ad esempio nel passato molte produzioni artigianali venivano considerate di per sé “opere d’arte”, mentre nel design industriale moderno alcuni prodotti seriali possono essere elevati a opere. La differenza risiede dunque soprattutto nella dimensione intenzionale, simbolica ed espressiva dell’oggetto, rispetto a quella prettamente funzionale e tecnica.

 

Oggetti artistici: è possibile valutarli?

Certo, è possibile (e a volte necessario) valutare gli oggetti artistici e assegnar loro un valore monetario. Valutare gli oggetti d’arte significa attribuire loro un valore monetario, tenendo conto di diversi fattori. Il primo aspetto da considerare è la rarità dell’oggetto. Opere uniche o in serie limitate hanno intrinsecamente un valore maggiore rispetto a produzioni in larga scala. Fondamentale è anche l’originalità o l’autenticità, suffragate da elementi come certificazioni, perizie o datazioni. Solo opere autentiche originali hanno un rilevante valore commerciale. Anche la storia dell’oggetto e il suo “curriculum espositivo” influenzano la valutazione: mostre, collezioni, pubblicazioni e riconoscimenti ne aumentano in genere il valore.

 

Naturalmente un ruolo centrale lo svolge l’autore e la sua fama: opere di artisti affermati o rinomati possono raggiungere valori molto alti, anche decine o centinaia di volte superiori rispetto ad opere simili di artisti meno noti.

 

Infine vanno considerate le tendenze del mercato dell’arte, i gusti dei collezionisti e la domanda per quel tipo specifico di oggetto. Tutti fattori soggettivi e variabili nel tempo che influenzano le valutazioni.

 

In base a questi aspetti è possibile stabilire una stima del valore commerciale di un oggetto artistico, fornendo una valutazione ragionevole e supportata da motivazioni oggettive. Naturalmente la verifica pratica avviene solo attraverso la sua effettiva vendita sul mercato dell’arte.